Nel panorama in continua evoluzione della biotecnologia, dove la biologia molecolare si interseca con l’innovazione clinica, è emersa una svolta rivoluzionaria dagli sforzi collaborativi dei ricercatori dell’Università di Tel Aviv, del Boston Children’s Hospital e della Harvard Medical School. Pubblicato nel numero di settembre 2025 di EMBO Molecular Medicine, lo studio di questo team mette a punto un nuovo approccio alla terapia genica, il quale non solo protegge l’udito ma preserva anche l’equilibrio in modelli preclinici, affrontando una spinosa sfida nei disturbi sensoriali ereditari. Questo approccio, sviluppato dalla Professoressa Karen Avraham e dalla studentessa di dottorato Roni Hahn, prevede l’uso di virus adeno-associati (scAAV) per mirare alle mutazioni nel gene CLIC5 e offre una speranza per milioni di persone colpite da sordità genetica in tutto il mondo.

Le radici di questa innovazione risiedono nell’intricata architettura dell’orecchio interno, una meraviglia dell’ingegneria biologica che comprende i sistemi uditivo e vestibolare. Il sistema uditivo rileva ed  elabora i segnali sonori, trasmettendoli al cervello con squisita precisione, mentre il sistema vestibolare mantiene l’orientamento spaziale e il senso di equilibrio. Al centro di queste funzioni ci sono le cellule ciliate, recettori sensoriali specializzati la cui stabilità e integrità risultano fondamentali per questo sistema. Le mutazioni nel gene CLIC5 interrompono questo delicato equilibrio, portando a una degenerazione progressiva delle cellule ciliate e a conseguenti menomazioni nell’udito e nell’equilibrio. La sordità congenita, il disturbo sensoriale più diffuso a livello globale, colpisce oltre la metà dei suoi casi a causa di tali varianti genetiche, sottolineando l’urgente necessità di terapie mirate.

Le terapie geniche tradizionali impiegano i virus adeno-associati (AAV) per consegnare materiale genetico correttivo nelle cellule target, una strategia già promettente in trials clinici per la sordità e applicata con successo in condizioni come l’atrofia muscolare spinale e l’amaurosi congenita di Leber. Tuttavia, l’eterogeneità delle mutazioni genetiche pone una barriera formidabile, spesso richiedendo dosi elevate e tempistiche estese per l’efficacia. Da qui entra in scena il vettore scAAV, un sistema che ottimizzata e migliora l’efficienza di trasduzione—il processo mediante il quale il virus introduce il DNA terapeutico nelle cellule. Come spiega Hahn, questo design self-complementary consente un’espressione più rapida del gene terapeutico, raggiungendo risultati con a dosi inferiori rispetto agli AAV convenzionali.

Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato modelli murini ingegnerizzati per mimare la deficienza di CLIC5, replicando la patologia umana della degenerazione delle cellule ciliate. Iniettando l’scAAV portatore di una sequenza funzionale di CLIC5, il team ha osservato risultati notevoli: prevenzione della perdita delle cellule ciliate, ripristino della funzione uditiva normale e mantenimento dell’integrità vestibolare. Valutazioni elettrofisiologiche hanno confermato delle soglie uditive preservate, mentre test comportamentali hanno dimostrato delle capacità di equilibrio e di coordinazione che rimangono praticamente intatti. Questi risultati, ottenuti con carichi virali ridotti, mitigano i rischi potenziali di immunogenicità e aprono la strada a trattamenti più sicuri e gestibili. La Professoressa Avraham sottolinea il doppio beneficio, notando che questo approccio migliora l’efficacia terapeutica mentre affronta simultaneamente menomazioni sensoriali combinate, in una sinergia raramente osservata in interventi precedenti.

Questo avanzamento dimostra i progressi compiuti nell’ambito della biologia molecolare, dove l’ingegneria di precisione dei vettori virali converge con le scoperte genomiche per trovare nuovi approcci nel trattamento delle malattie genetiche. Sostituendo sequenze di DNA difettose con controparti funzionali, tali terapie trascendono dal sollievo sintomatico, andando a colpire l’evento molecolare responsabile della patologia in esame. Le implicazioni di queste scoperte si estendono oltre i disturbi correlati a CLIC5, coinvolgendo uno ampio spettro di condizioni uditive ereditarie che coinvolgono altri canali ionici o geni strutturali.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *