La preservazione di macromolecole biologiche all’interno di strati geologici ha a lungo affascinato i ricercatori che cercano di comprendere gli organismi estinti. Mentre l’analisi del DNA antico ha raggiunto notevole profondità temporale—estendendosi oltre un milione di anni—il recupero dell’acido ribonucleico da campioni paleontologici è rimasto limitato dalla presunta labilità chimica di questa molecola: la degradazione dell’RNA, infatti, segue tipicamente la morte dell’organismo, rendendo la molecola apparentemente inaccessibile per lo studio dei campioni che superano diverse decadi di età.

I ricercatori presso l’Università di Stoccolma, invece, sono appena riusciti a isolare e sequenziare molecole di RNA da tessuti di mammut lanoso del tardo Pleistocene, preservati all’interno del permafrost siberiano per circa trentanovemila anni. Pubblicato nella rivista Cell nel novembre 2025, questo lavoro dimostra che le molecole di acido ribonucleico possono persistere per lunghi intervalli geologici in particolari condizioni di preservazione, estendendo fondamentalmente i confini temporali della paleobiologia molecolare.

Il consorzio di ricerca ha esaminato campioni di tessuto da dieci mammut lanosi, con particolare focus sul tessuto muscolare eccezionalmente preservato di un giovane individuo chiamato Yuka. Il sequenziamento dell’RNA recuperato ha rivelato pattern di espressione genica tessuto-specifici che riflettono lo stato fisiologico del muscolo scheletrico al momento della dipartita dell’animale o nell’attimo immediatamente prima. Tra i ventimila geni codificanti per proteine nel genoma del mammut, solo un sottoinsieme definito esibiva attività trascrizionale rilevabile. Le molecole di RNA messaggero identificate codificavano prevalentemente per proteine associate alla funzione contrattile muscolare e alle risposte cellulari dello stress metabolico, e questo potrebbe riflette perturbazioni fisiologiche terminali che accompagnarono il momento della predazione da parte di un esemplare di Panthera spelaea.

Oltre alle popolazioni di RNA messaggero, i ricercatori hanno rilevato numerose molecole di microRNA con profili di espressione tessuto-specifici. I microRNA costituiscono specie regolatorie che modulano l’espressione genica attraverso interazioni sequenza-specifiche con target di RNA messaggero. L’identificazione di microRNA muscolo-specifici all’interno di tessuti di mammut fornisce un’evidenza diretta senza precedenti di meccanismi regolatori genici operanti in organismi estinti. Il sequenziamento ha rivelato sostituzioni nucleotidiche rare che, come firme molecolari definitive, confermano l’origine da mammut ed escludono qualsiasi contaminazione moderna.

Le implicazioni si estendono sostanzialmente oltre la biologia dei mammut. La dimostrata longevità dell’RNA sotto condizioni di permafrost suggerisce la fattibilità del recupero di profili trascrizionali dalla megafauna estinta e possibilmente da patogeni virali preservati. Gli antichi virus a RNA—inclusi l’influenza e i coronavirus—possono potenzialmente essere sequenziati all’interno di campioni dell’Era Glaciale, offrendo la possibilità senza precedenti di studiare l’evoluzione virale attraverso lunghe scale temporali.

Da una prospettiva biotecnologica, invece, questo studio valida approcci nuovi alla preservazione degli acidi nucleici, i quali possono portare a strategie di biobanking. Comprendere i fattori biochimici che permettono la sopravvivenza dell’RNA attraverso i millenni potrebbe migliorare i protocolli per la preservazione di campioni biologici in contesti contemporanei. Inoltre, i framework analitici sviluppati per l’interpretazione di popolazioni di RNA altamente degradati possono rivelarsi applicabili quando c’è compromissione degli acidi nucleici, e a sua volta questo potrebbe dare una grossa spinta all’avanzamento delle capacità diagnostiche oncologiche e allo studio delle malattie infettive, dove la qualità del campione limita frequentemente l’analisi molecolare.


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