Un mese dopo il suo avvicinamento più vicino al Sole, la cometa interstellare 3I/ATLAS continua a sfidare la nostra comprensione della fisica cometaria. Lungi dal risolvere il dibattito sulla sua natura, le osservazioni post-perielio hanno intensificato la controversia scientifica che circonda questo antico viaggiatore proveniente dall’esterno del nostro sistema solare.
L’11 novembre 2025, gli astronomi David Jewitt e Jane Luu hanno catturato immagini dal Nordic Optical Telescope rivelando qualcosa di inaspettato: 3I/ATLAS è emersa dal suo infuocato incontro solare completamente intatta. Nessuna frammentazione, nessuna nube di detriti – solo un corpo singolo e coeso con la sua caratteristica anticoda rivolta verso il Sole ancora prominentemente visibile. Per l’astronomo di Harvard Avi Loeb, questa sopravvivenza rappresenta un’impossibilità fisica secondo i modelli cometari convenzionali.
Il paradosso energetico è sorprendente. I calcoli di Loeb indicano che per produrre i massicci getti di gas osservati emanare da 3I/ATLAS – che si estendono fino a tre milioni di chilometri – l’oggetto avrebbe bisogno di una superficie assorbente equivalente a una sfera di 23 chilometri di diametro per il ghiaccio di anidride carbonica, o 51 chilometri per il ghiaccio d’acqua. Eppure, le osservazioni di Hubble hanno confermato che il nucleo misura al massimo 5,6 chilometri di diametro. La matematica semplicemente non combacia con una cometa naturale che rimane strutturalmente intatta.
Ad aggiungere mistero, le immagini dell’8 novembre catturate dagli astrofotografi Michael Jäger, Gerald Rhemann ed Enrico Prosperi hanno rivelato almeno sette getti distinti che emanano in direzioni multiple, creando un alone caotico che si estende per mezzo milione di chilometri. A differenza delle comete tipiche che sviluppano code chiare puntate lontano dal Sole, 3I/ATLAS mostra un pattern complesso multidirezionale che sfida il comportamento cometario standard.
Forse più intriganti sono le “linee laterali” fotografate il 20 novembre, che formano un pattern a X con la coda tradizionale e l’anticoda. Queste caratteristiche, visibili anche nelle precedenti immagini del Mars Reconnaissance Orbiter, si estendono per circa un milione di chilometri dal nucleo. Sono artefatti di imaging, frammenti di ghiaccio che si staccano da una cometa naturale, o – come Loeb suggerisce cautamente – oggetti più piccoli rilasciati dal corpo principale?
La comunità scientifica rimane divisa ma in gran parte scettica rispetto a spiegazioni esotiche. Gli astronomi mainstream sostengono che 3I/ATLAS, sebbene insolita, mostra ancora caratteristiche fondamentalmente cometarie: un nucleo ghiacciato, emissione di gas e polvere, e aumento di luminosità vicino al Sole. Le sue peculiarità, sostengono, riflettono la sua origine interstellare e composizione esotica piuttosto che una costruzione artificiale.
Il test cruciale si avvicina il 19 dicembre 2025, quando 3I/ATLAS effettuerà il suo passaggio più vicino alla Terra a 270 milioni di chilometri. Hubble, James Webb e osservatori terrestri in tutto il mondo punteranno i loro strumenti su questo enigma cosmico, fornendo potenzialmente risposte definitive sulla sua composizione, struttura e vera natura.
Che si riveli alla fine una cometa naturale eccezionalmente bizzarra o qualcosa di più straordinario, 3I/ATLAS ha già compiuto qualcosa di notevole: costringere gli scienziati a mettere in discussione le assunzioni e spingere i confini della scienza planetaria. A marzo 2026, quando passerà vicino a Giove e uscirà dal nostro sistema solare per sempre, potremmo finalmente capire cosa sia realmente questo antico vagabondo – o potremmo rimanere con più domande che risposte.


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